Il Catanzaro è casa, anche quando si vive lontano

La storia di Barbara Carnuccio, tifosa giallorossa a Roma. Una vita tra radici, ricordi e passione senza confini.

La vita romana di Barbara comincia, come per molti calabresi, a diciotto anni, subito dopo il liceo. È una di quelle storie che raccontano l’emigrazione universitaria dal Sud, la storia di partenze necessarie per costruire il proprio futuro, senza però recidere le radici da cui tutto ha avuto origine. La sua storia da tifosa, però, è iniziata molto prima, quando era molto piccola, in famiglia.

Laureata in Lettere e Filosofia al DAMS, oggi Barbara lavora per una società privata ed è madre di una bambina. La sua intervista è un racconto autentico, che intreccia la passione sportiva con il senso di appartenenza. Una storia calabrese che, pur diversa da tante altre, ne condivide l’essenza di chi parte, ma non si allontana mai davvero.

𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚𝐫𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚𝐫𝐨?

Da sempre. Mio nonno paterno, Francesco Carnuccio, era un dirigente del Catanzaro ai tempi di Massimo Palanca. Pensa che i miei genitori, al matrimonio, hanno ricevuto un regalo con tutte le firme dei giocatori di allora. Le mie zie conservano ancora le foto di mio nonno con la squadra e con la dirigenza di quegli anni.

Il Catanzaro, in casa nostra, era una presenza costante, una passione che coinvolgeva tutti.

𝐂𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐯𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐝𝐢𝐨?

Ho iniziato ad andarci da bambina, avrò avuto sette o otto anni, con mio padre. Poi, col tempo, anche con mio fratello.

𝐃𝐞𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐭𝐮 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐯𝐢 𝐩𝐚𝐩𝐚̀?

Scherzi? Mio fratello ha vissuto tutte le trasferte. Io ero più piccola, viaggiavo meno, ma il calcio mi è sempre piaciuto. Seguivo sia il Catanzaro che la Juventus.

𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐝𝐚 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐚 𝐠𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐨𝐬𝐬𝐚?

L’emozione della promozione in Serie B nel 2003. Quelle partite avevano un sapore speciale, anche perché ero ormai abbastanza grande da comprendere il valore di ciò che stava accadendo. Sentivo cosa significasse per la città, per i catanzaresi. In quei momenti ho percepito in modo chiaro l’amore, la passione e la solidarietà che i tifosi nutrono nei confronti del Catanzaro.

Le emozioni, certo, non erano mancate neanche prima, tra promozioni sfiorate e retrocessioni evitate per un soffio, ma in quel periodo si respirava qualcosa di nuovo.

𝐄 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐢?

Diversi. Ad esempio ad Ascoli, in trasferta, alla fine della partita sono scesa in campo e ho raccolto un pezzetto di terra, che ho poi conservato nel portafogli per anni. Era il simbolo di un sentimento difficile da tradurre in parole. Oggi non lo porto più con me, ma lo conservo gelosamente.

Un’altra pagina indimenticabile riguarda i play-off. Non importava quale sarebbe stato l’esito, erano l’attesa, l’adrenalina, la condivisione a regalarmi emozioni potenti.# Quelle stagioni hanno contribuito anche alla mia formazione personale, le porto nel cuore con grande dolcezza. Indimenticabili.

E poi, lo ammetto con sincerità, le partite contro il Cosenza. Le vittorie contro di loro erano motivo di gioia incontenibile. Li ho sempre vissuti come più che semplici rivali, è un’antipatia antica, direi familiare, che condividiamo tutti in casa Carnuccio.

𝐂𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐚 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚, 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐡𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐞𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐮 𝐡𝐚𝐢 𝐝𝐞𝐛𝐮𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐝𝐢𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚𝐫𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚?

Certo. Lei sa tutto del Catanzaro. Per motivi logistici non ha ancora potuto vivere l’esperienza del Ceravolo, ma segue con attenzione le evoluzioni della squadra. Forse il suo debutto arriverà a gennaio 2026, in occasione della partita Frosinone-Catanzaro.

𝐓𝐮𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐨, 𝐭𝐢𝐟𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚𝐫𝐨?

Molto bene. È felice di questa mia passione. L’importante, dice ridendo, è che non simpatizzi per la sua squadra rivale!

Poi, con tono serio aggiunge Mi dispiace vedere quanta rivalità esasperata si riversi oggi nella vita quotidiana, perfino tra i bambini. Il tifo, per qualsiasi squadra, dovrebbe restare sugli spalti, diventare occasione di confronto, socialità, divertimento. Siamo noi genitori a dover dare l’esempio, insegnando che la passione non deve mai superare il rispetto per l’altro. La rivalità è il sale dello sport, ma va vissuta con misura e razionalità.

𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐭𝐚?

Quando gioca nei dintorni di Roma sì. Crescendo, inevitabilmente, cambiano le priorità: lavoro, famiglia… gli equilibri sono diversi e non è sempre facile spostarsi.

𝐈 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢?

Oltre a Massimo Palanca, direi Giorgio Corona. Nel 2003 ci ha fatto sognare, contribuendo in modo decisivo alla promozione in Serie B.

Della squadra attuale ammiro molto Filippo Pittarello e Pietro Iemmello, che considero un ottimo capitano. È catanzarese, e conosce il peso e l’onore di giocare per la propria città. Spero gli venga data la possibilità di continuare a crescere come leader, ma al tempo stesso auspico che si investa sul settore giovanile, per costruire un futuro solido.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚𝐫𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟓/𝟐𝟎𝟐𝟔?

Sinceramente, non ho condiviso la consuetudine di cambiare allenatore ogni anno. Tuttavia comprendo la visione del presidente Noto di costruire basi solide per una squadra che non solo arrivi in Serie A, ma ci resti. Da tifosa, non vorrei mai vedere il Catanzaro comparire nella massima serie come una meteora.

𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐚, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞?

Eravamo un gruppo di amici del quartiere Corvo, in cui sono cresciuta, e andavamo allo stadio e alle trasferte sempre insieme. Condividevamo lo stesso amore, che ci univa, ci portava ovunque e ci ha fatto vivere momenti unici.

Solo chi segue davvero la propria squadra può capire cosa significhi. Il tifo, lo stadio, il calcio diventano parte di te, si intrecciano con la tua vita. Da adolescenti, condividere ansie, speranze e attese legate a una partita significa costruire ricordi che restano, che diventano patrimonio emotivo dell’adulto che sarai.

𝐄 𝐮𝐧 𝐚𝐧𝐞𝐝𝐝𝐨𝐭𝐨?

Uno divertente riguarda la mia esperienza da calciatrice, non da tifosa. Ho giocato per anni nel Catanzaro Calcio a 5 Club e, durante una partita contro il Cosenza (guarda caso) alcune avversarie si lasciarono andare a battute poco eleganti. Decidemmo di farle “raffreddare” un po’ e alla fine si ritrovarono senza acqua calda nelle docce! Purtroppo è successo (ndr Barbara ride).

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐢 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐚 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚?

Sono iscritta al Catanzaro Club Roma. Organizziamo tantissime attività, oltre che preparare le trasferte, in pullman o in treno, per seguire il Catanzaro, oppure guardiamo le partite insieme nella nostra sede. Spesso, e non solo in occasione del match, compriamo le pizze o portiamo qualcosa di pronto, perfino il morzello, e il club diventa così un luogo di socialità, un punto d’incontro tra catanzaresi a Roma. Inoltre, abbiamo un gemellaggio con gli Ultras della Sampdoria e, a volte, incontriamo i tifosi del Club del Catanzaro di Bologna.

Il 26 settembre abbiamo festeggiato l’anniversario del club con ospiti d’eccezione: Massimo Palanca, Adriano Banelli e tanti altri protagonisti della storia giallorossa. È stata una serata intensa, piena di emozioni. Conoscerli dal vivo, ascoltare i loro racconti, poterli ringraziare di persona ha avuto un impatto fortissimo. Se oggi il Catanzaro è la squadra che conosciamo, lo dobbiamo anche a loro. Hanno fatto la storia del Catanzaro e ne sono ancora parte. Per me è stata anche l’occasione per parlare di mio nonno, che ricordano ancora con grande affetto.

E poi è stato bello scoprire, grazie al club, che siamo tantissimi i catanzaresi a Roma. Ascoltare i loro percorsi, scambiare qualche battuta in dialetto, mi fa sentire meno lontana da casa.

Anzi, approfitto per lanciare un invito a tutte le tifose catanzaresi che vivono a Roma. Unitevi a noi!

Seguire le partite insieme ha un sapore diverso. È un modo per ritrovare le proprie origini, per custodire frammenti di identità. Da tifosa le invito a venirci a trovare perché il nostro club è un modo per sentirsi, ancora e sempre, a casa.

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